Il lingotto non fa il botto

IL LINGOTTO NON FA IL “BOTTO”

Si può definire il risparmio come la ricchezza non consumata e l’investimento come il tentativo di conservare nel modo migliore il risparmio nel tempo.
Ma la ricchezza non è una grandezza assoluta nel senso che, per essere quantificata, deve essere “misurata” con qualcosa: valute, titoli, beni mobili, immobili, crediti, diritti, ecc.
La ricchezza per essere conservata va investita e per tale motivo è soggetta nel tempo ad aumentare o perdere di valore nei confronti di forme alternative di accumulo/investimento.
Inoltre ogni valutazione dell’entità della ricchezza e, quindi, del risparmio, è relativa e dipende dalla grandezza (unità di misura) scelta come parametro.
In genere si usa quantificare l’entità della ricchezza e del risparmio per mezzo della moneta nazionale (per noi attualmente l’euro) ma nulla vieta di usare altre valute o altre unità di misura (oro, petrolio, ecc.).
Il risparmiatore, però, oltre all’unità di misura, deve scegliere altri parametri per i propri investimenti quali la durata, la liquidabilità, il rischio ed il rendimento.
Rischio e rendimento sono due facce della stessa medaglia. Infatti, per effetto della concorrenza nei mercati dove vengono offerti “prodotti” ai risparmiatori, a rischi elevati corrispondono rendimenti elevati e viceversa. Ma si noti bene che il rischio è implicito in ogni forma di accumulo del risparmio e quindi in ogni investimento anche quando non sono attesi rendimenti.
Sempre con riferimento al rendimento si può affermare che lo stesso è (o almeno dovrebbe essere) anche direttamente proporzionale alla durata e al grado di immobilizzo perché il trascorrere del tempo e l’indisponibilità contengono rischi impliciti: più un evento è lontano più è incerto.
Chi desidera rendimenti elevati deve mettere in conto rischi elevati mentre chi vuole rischiare pochissimo non può sperare in rendimenti sostanziosi.
Non è però possibile fermarsi a questa semplice regola: un investitore prudente potrebbe, infatti, investire tutti i suoi risparmi in un titolo sicuro (tripla A) con rendimenti quasi nulli e poi perdere tutto perché l’emittente fallisce improvvisamente (Lehman Brothers insegna).
L’esempio mette in evidenza come il rischio, oltre ad essere proporzionale al rendimento, è anche inversamente proporzionale alla diversificazione.
Ma anche la regola della diversificazione va attuata con attenzione. Il risparmiatore non deve semplicemente frazionare gli investimenti ma deve sforzarsi di individuare i rischi e dividere la sua ricchezza in strumenti che possano reagire in modo diverso al verificarsi degli eventi temuti.
Ad esempio, investire in valute diverse se si teme il rischio di svalutazione dell’euro, oppure, investire in “beni rifugio” se si ritiene che i valori di borsa siano troppo elevati, ecc.
Diversificare correttamente il risparmio non è facile né ritengo corretto affidarsi totalmente a scelte di terzi. Ogni operatore o intermediario ha una visione parziale ed opera in un ambito limitato: operatori finanziari, intermediari immobiliari, numismatici, ecc.
La sensibilità al rischio è individuale e, come i fatti anche recenti dimostrano, gli investitori istituzionali sono tutt’altro che infallibili (e qualche volta anche non propriamente corretti).
Nell’ambito della diversificazione del risparmio l’investimento in oro rappresenta un’interessante alternativa se attuato in uno scenario non speculativo. Da un lato le serie storiche ci dicono che nel lungo termine è uno degli investimenti con il miglior rapporto redditività/rischio, dall’altro ha la caratteristica di essere facilmente e velocemente trasformato in valuta senza perdite significative di valore.
Si tenga poi presente che la bolla speculativa del 2011-2012 è passata e le quotazioni attuali sembrano allineate con la progressione storica di lungo termine.
Ma l’aspetto più interessante è quello legato ai rischi dei quali si è fatto cenno: i preziosi e l’oro in particolare, hanno una reattività a molti eventi considerati normalmente negativi, diversa e generalmente opposta rispetto a quella che i mercati ufficiali finanziari o immobiliari manifestano. Ed è soprattutto per quest’ultima ragione che nell’ambito della diversificazione, è consigliabile investire in oro una quota più o meno piccola del risparmio accumulato soprattutto quando l’investitore non cerca speculazioni di breve periodo ma la conservazione nel lungo termine del valore del proprio risparmio.

Arezzo, 31 maggio 2014

Carlo Marmorini

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